25 anni di Messa
Nel mio giubileo sacerdotale
Oggi vi parlo di me.
Il 9 giugno 2001 sono stato ordinato sacerdote: sono passati 25 anni.
Di questi, 12 li ho trascorsi come vice parroco, 3 come parroco, i restanti 10 in un’altra Diocesi, sempre vivendo in parrocchia ma lavorando in Curia.
Il giorno della mia ordinazione avevo espresso il desiderio di poter avere Papà e Mamma accanto durante gli anni di ministero. Mamma si è ammalata subito. Diverso tempo dopo ho ottenuto di tornare a casa per stare vicino a Papà. Sei mesi dopo, Lui ha raggiunto Lei.
Il primo pensiero è stato che oggi sono con me. Come sempre, anche se non come avrei voluto.
Grazie di avermi donato la Vita, la Fede, di aver permesso la nascita della mia Vocazione.
Non sarei diventato prete se non ci fosse stato (don) Dario. La sua amicizia, la sua onestà, il suo coraggio.
Non avrei il poco che ho da offrire se non ci fosse stato (+ don) Guido. Il suo respiro, il suo equilibrio, la sua attenzione alle persone.
12 anni li ho vissuti con (don) Carlo. Credetemi che tutto è possibile nella vita se due persone così diverse come noi sono riuscite a fare tanto insieme e volendosi bene.
Non ti ci vedo proprio in “pensione”. Non ne sei capace.
3 anni li ho vissuti conducendo. il reality… “Quattro Parrocchie” nella bellezza della fede piemontese. Mi spiace avervi lasciato cari Parrocchiani: ma non avevate il mare.
10 anni li ho vissuti nel posto più bello del mondo con davanti uno specchio d’acqua così immenso da far impallidire anche il Cantico delle Creature. E lavorando in Curia, che se me lo avessero detto il giorno dell’ordinazione l’avrei preso per uno scherzo. Da prete.
20 anni li ho vissuti scrivendo libri. Mi dicono che sono sempliciotti. E’ vero: ma costoro non sanno quanto sia difficile scrivere semplice.
Ah. A questo riguardo, spero di non averti deluso (don) Alessandro. Tu rimani insuperabile, io ho provato a scimmiottarti.
Fino ad ora ho ricordato nel canone 4 papi. Gp2, Benny16, Francis e ora Leo14.
E tre vescovi. Severino (sale), Cesare (olio), Antonio (pepe).
Martina. Non è un’esclamazione. E’ la persona che ha vissuto tutti questi 25 anni al mio fianco. E mi ha regalato come nipoti Vittorio, Matilde e Viky.
Ti voglio bene caro Gesù, ma sai che a loro… ne voglio di più. (Gesù, sto scherzando…)
E dovrei finire citando degli Orsetti Verdi. Ma questa storia ve la racconto un’altra volta.
Concludo invece pensando a Te, Signore.
Alla tua forza nella fragilità dell’Ostia Santa che presento ai fedeli in ogni Messa.
Alla tua grazia nella fragilità della mia persona.
Alla tua consolazione nella confessione, davanti alla fragilità del peccato mio e dei penitenti.
Nell’immagine della prima Messa avevo scelto una frase di San Crisostomo: Il sacerdozio è un dono del Cielo, ma si vive sulla terra. La rinnovo oggi, convinto di come il ministero sia vero quando completa e risalta l’uomo, senza cancellarlo.
Di come non vada mai ostentato di continuo, ma dimostrato invero quando serve.
Oggi non vi parlo di me.
Ma di tutti loro, di Lui.
Sia lodato Gesù Cristo. Sempre.




